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Come creare un corso online: persona che lavora al laptop

Come creare un corso online: dalla scelta dell’argomento alla prima vendita

La prima cosa che quasi tutti fanno quando decidono di creare un corso online è aprire Google e cercare la piattaforma giusta. Teachable o Thinkific? Udemy o Kajabi? Quante commissioni prendono?

È il momento sbagliato per quella domanda. La piattaforma è l’ultima cosa a cui pensare. Chi inizia da lì finisce per passare settimane a confrontare funzionalità, aprire prove gratuite, guardare tutorial, e non registrare mai niente.

Quello che conta prima è capire se la tua idea di corso ha senso, come strutturarla, e come registrarla senza spendere soldi in attrezzatura. La piattaforma la scegli dopo, quando il corso esiste.

L’errore che blocca la maggior parte dei creator

Creare un corso online sembra semplice finché non ci si mette. A quel punto emergono due blocchi classici.

Il primo è la sindrome dell’esperto: “Non so abbastanza per insegnare.” Non serve essere il numero uno al mondo nel tuo campo. Serve saperne abbastanza più di chi vuoi aiutare. Se hai imparato qualcosa negli ultimi anni che ha cambiato qualcosa nel tuo lavoro o nella tua vita, hai già la materia prima.

Il secondo blocco è tecnico: “Non so come si fa tecnicamente.” Anche questo è risolvibile, ma solo se prima risolvi il problema più importante, ovvero capire se qualcuno vuole comprare quello che vuoi insegnare.

Come scegliere l’argomento giusto

Un corso che vende risolve un problema specifico per un gruppo specifico di persone. Non “impara a disegnare” ma “impara a disegnare ritratti realistici in 30 giorni, anche se non hai mai preso una matita in mano da adulto”.

Per trovare l’argomento giusto, parti da quello che ti chiedono le persone. Se amici, colleghi o conoscenti ti fanno sempre le stesse domande su qualcosa, probabilmente c’è un’esigenza reale. Le domande ripetute sono un segnale forte.

Non serve un’expertise ventennale. Un corso su “come ho imparato a gestire le finanze personali partendo da zero” può valere più di uno scritto da un accademico che non ha mai avuto problemi con i soldi. Quello che conta è saperne più di chi vuoi aiutare, non essere il numero uno al mondo.

Poi definisci chi è il tuo studente ideale. Non “chiunque voglia imparare X”: cerca un gruppo specifico. Professionisti che vogliono cambiare carriera, genitori che vogliono fotografare meglio i figli, freelance che vogliono gestire i clienti in modo diverso. Più sei preciso, più riesci a scrivere contenuti che arrivano davvero.

Valida l’idea prima di registrare un secondo di video

Questo è il passaggio che quasi nessuna guida mette abbastanza in evidenza. Prima di produrre il corso, scopri se qualcuno lo comprerebbe.

Il modo più diretto è parlare con persone reali. Trova 5-10 persone che appartengono al tuo pubblico ideale e chiedi: “Se esistesse un corso che ti insegna X in Y settimane, lo compreresti?” Non “ti piacerebbe?” perché a tutti piace l’idea di imparare qualcosa. Chiedi se lo comprerebbero e a quale prezzo.

Un’altra strada è il preordine: annunci il corso prima che esista, spieghi cosa conterrà, e proponi un prezzo di lancio. Se arrivano i primi acquisti, hai la conferma che l’idea funziona. Se non arriva nessuno, hai risparmiato mesi di lavoro su qualcosa che nessuno vuole.

Regola pratica: se non riesci a trovare 5 persone disposte a parlare con te del problema che vuoi risolvere, probabilmente il problema non è abbastanza urgente da diventare un corso che si vende da solo.

Come strutturare il corso

Un buon corso ha una trasformazione chiara: lo studente entra con il problema X e finisce con il risultato Y. Tutto il contenuto deve servire quella trasformazione, niente di più.

Inizia dalla fine. Qual è il risultato concreto che lo studente ottiene completando il corso? Scrivilo in una frase. Poi chiediti: cosa deve sapere o saper fare per arrivare a quel risultato? Questi sono i tuoi moduli.

Ogni modulo copre una tappa del percorso. Ogni lezione all’interno del modulo copre un’unica cosa. Quando cerchi di infilare troppo in una singola lezione, lo studente smette di seguire.

Una struttura tipo per un corso da 4-6 ore potrebbe essere:

Modulo 1: Fondamenta (perché questo argomento è rilevante per te, cosa imparerai, come usare il corso). Modulo 2-4: Il cuore del percorso, con le competenze pratiche. Modulo 5: Applicazione (come usare quello che hai imparato in un caso reale). Modulo 6 opzionale: Risorse, strumenti, passi successivi.

Non aggiungere contenuto per sembrare più completo. Un corso di 3 ore che lo studente finisce vale più di uno da 20 ore che nessuno completa mai.

Come registrare senza attrezzatura professionale

Non ti serve uno studio. Non ti serve una camera da 2.000 euro. Ti servono tre cose: audio decente, luce sufficiente, e uno schermo leggibile.

Per l’audio, un microfono lavalier da 20-40 euro fa già la differenza. È quello che si aggancia alla camicia e cattura la voce senza prendere tutto il rumore della stanza. L’audio pessimo è il motivo numero uno per cui le persone abbandonano un corso, non la qualità del video.

Per la luce, una finestra davanti a te è sufficiente se registri di giorno. Di sera, una ring light da 30 euro risolve il problema. L’unica cosa da evitare è avere la finestra alle spalle: ti trasformi in una sagoma.

Se fai screencast, cioè registri quello che succede sullo schermo, OBS e Loom sono entrambi gratuiti e funzionano bene. Se sei in video, Zoom con sfondo sfocato è già abbastanza.

Registra un modulo di prova prima di partire con tutto il corso. Guardalo il giorno dopo. Capisci subito cosa migliorare senza aver già registrato 10 ore di contenuto da rifare.

Quanto può guadagnare un corso online

La risposta onesta è: dipende da chi lo compra e quante persone lo raggiungi. I numeri che circolano online sono spesso i casi eccezionali, non la media.

Un corso da 97 euro venduto a 100 persone fa 9.700 euro. Sembra facile finché non ci si mette a trovare quelle 100 persone. Se hai già un pubblico, anche piccolo, questo numero è realistico. Se parti da zero, costruire quella platea è il lavoro vero, ed è quello che richiede più tempo.

Il vantaggio dei corsi online è che sono un asset che lavora mentre tu fai altro. Una volta creato, può essere venduto più volte senza che tu debba ripetere la stessa lezione ogni settimana. Se abbinato a un sistema di affiliazione o a una newsletter, diventa una delle fonti di reddito passivo online più solide che esistono.

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Dove vendere il tuo corso

Arrivato fin qui, hai un’idea validata, una struttura chiara e le lezioni registrate. Solo ora ha senso scegliere la piattaforma.

Ci sono due strade. La prima è usare una piattaforma marketplace come Udemy: carichi il corso, loro lo mostrano ai loro utenti, tu prendi una percentuale. Il vantaggio è il pubblico già presente. Lo svantaggio è che non controlli il prezzo e la relazione con lo studente non è tua.

La seconda strada è una piattaforma dove vendi tu direttamente, come Teachable, Thinkific o systeme.io. Hai più controllo su prezzo, branding e lista clienti. Lo svantaggio è che il traffico devi portarlo tu.

Per approfondire la parte della vendita, piattaforme e strategie di pricing, ho scritto una guida dedicata su come vendere videocorsi online che puoi leggere come passo successivo.

Se hai già il corso pronto, la scelta della piattaforma richiede 30 minuti. Se non hai ancora il corso, la scelta della piattaforma non serve a niente.

Da dove partire oggi

Se sei arrivato fin qui e stai ancora pensando di farlo “quando hai tempo”, la risposta è: non avrai mai il momento perfetto. Il corso non nasce perfetto, nasce fatto.

Prendi un foglio, scrivi l’argomento che vorresti insegnare, e poi scrivi il nome di 5 persone con cui potresti parlare di quel problema questa settimana. Non stai vendendo niente: stai capendo se l’idea ha senso. Quel passo da solo vale più di qualsiasi altra cosa.

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